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lunedì, luglio 23, 2007

Interviste / Esteri : PETER AARON ( ex Chrome Cranks) by Pasquale Boffoli

Nel mio lungo articolo pubblicato in questo magazine il 25 Giugno sulla pubblicazione postuma dell'antologia Diabolical Boogie (Atavistic Records) ad opera di Peter Aaron, ex front-man degli insuperati Chrome Cranks, sulla loro storia e sui loro dischi, mi ero ripromesso di mettermi in contatto con lui per saperne di più sull'operazione, ma anche perché ero curioso di conoscere dalle sue labbra particolari artistici e di vita vissuta sui Chrome Cranks.
Peter é stato molto affabile e preciso con me, mi ha concesso una lunga intervista
dandomi l'impressione di essere, a distanza di dieci anni dal loro scioglimento un uomo più pacificato con se stesso rispetto gli eccessi dei Cranks, ma sempre molto curioso musicalmente ed attivo.
Buona lettura ! (P.B.)

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Ciao Peter, prima di tutto grazie per la tua disponibilità!
Cosa hai fatto dopo lo scioglimento dei Chrome Cranks e cosa fai ora ?
Ho suonato con altre persone in New York: Luly Wolf e Tony Corsano dei Valentine Six e Craig Flanigan dei God Is My Co-Pilot ma non mi sono compenetrato nella situazione così ho deciso di tentare altro.
Suonare con i Chrome Cranks per 5 0 6 anni mi ha tolto molte energie, perciò ho deciso di rilassarmi e guardare la tv per qualche tempo; d’altronde ne ho anche il diritto!
Mi sono rimesso a scrivere come facevo prima di C.Cranks. Scrivo di musica per diversi giornali, siti web e riviste oltre a lavorare anche come editore. Non sto diventando ricco ma sicuramente è più facile diventarlo così che non come musicista.
Di recente ho ricominciato a suonare la chitarra con un batterista ed un sassofonista, improvvisazioni rumoristiche. Molto diverso dai Cranks, un soffio di aria fresca. E’ solo per divertimento, ma speriamo di registrare un disco e vediamo che succede
.



Ho letto da qualche parte che ancora oggi non riesci ad estinguere la tua sete di conoscenza musicale!
Sì, ho sempre voluto ascoltare ed apprendere dalla musica che non ho mai ascoltato prima, sia vecchia che nuova.



Perché si sono sciolti i Chrome Cranks?
Naturalmente è complicato ma io credo che siano due le ragioni principali: la prima è che nessuno comunicava con gli altri; la seconda, che dopo tournées e registrazioni di continuo per anni avevamo bisogno di uno stacco. Ho benedetto tutto ciò perché allora pensavo che il segreto del successo fosse quello di essere sempre in azione.
Avevamo bisogno di riposo e tutto ciò ha incoraggiato gli altri membri a tuffarsi in altri progetti e sbrigliare la propria creatività è sicuramente salutare. Di sicuro tornando a noi non ci dedicavamo abbastanza al nostro progetto
.



C’era un leader nella band che prendeva le decisioni più importanti e chi era il compositore principale?
Sì, io. Come ho detto prima non tutte le decisioni che ho preso erano giuste.



Avete eseguito nei vostri dischi e dal vivo sempre molte covers.
Era un modo di pagare un tributo ai gruppi che vi hanno influenzato nel corso degli anni?
Penso di sì, ma credo anche che prendere i brani e farne qualcosa di diverso sia creativo a suo modo. Le suonavamo anche per divertimento.

Anche nella nuova raccolta appena uscita Diabolical Boogie vi sono molte covers: una delle più riuscite a mio parere è quella elettrizzante di Street Waves dei Pere Ubu.
Sei d’accordo con me?
Sì grazie, sono molto d’accordo. E’ una registrazione live presso una radio texana ed il suono è molto buono. Le chitarre hanno un grande impatto, come un pugno in faccia.
Pere Ubu cambiarono la mia vita, sicuramente una delle più originali bands in giro
.



Che parte hai avuto nella realizzazione di Diabolical Boogie, che ritengo un prezioso testamento del vostro inconfondibile noise-blues.
Diabolical Boogie è stato realizzato da me e da W.Weber. Noi non figuriamo sulla lista dei brani ma li abbiamo rimirati in uno studio a Cincinnati, Ohio, dove William vive ora e dove vivo anch’io.
Lo studio ha programmi computerizzati nuovissimi ed è incredibile. L’intera cosa, comprese le canzoni realizzate prima, suona un milione di volte meglio di prima (come le facevano i Cranks).



Quanto è stato importante il blues nel sound dei C.C. e come è maturata la vostra capacità di reinterpretarlo e riattualizzarlo in modo così disperato , stravolgendolo con il noise ed il garage ?
Il blues è importante come nessuna altra cosa per i C.Cranks perché esso è alla base del rock&roll. Naturalmente per me emozionalmente la cosa mi prende quando riesco a connettermi con la profondità del blues che tento di evocare.
Non è ‘suonare il blues’ come Eric Clapton o qualche band da bar : è tentare di ‘prendere’ il feeling quando ascolto qualcuno come Howlin’ Wolf o Blind Lemon Jefferson ed inserire queste emozioni nella mia vita di musicista moderno cresciuto con il punk .




Ma in generale nel vostro sound e nel tuo modo di cantare ho sempre respirato un’insopportabile disperazione suburbana. Era la filosofia di vita e sensibilità di Peter Aaron che permeava il sound della band o un modo di sentire comune?
Il concetto di band era il mio ma il sound era il prodotto di tutti quelli che vi suonavano e che venivano da diversi posti urbani (solo Jerry Teel proveniva da una fattoria in Alabama). Io sono cresciuto a New York e Cincinnati ma non mi sono mai sentito parte di esse.
Così gran parte della musica fu per me la realizzazione di quegli anni in cui non sentivo di avere una voce nel mondo. Ecco perché la musica prodotta è risultata forte.




Sei sempre stato accostato a perverse icone rock come Lux Interior, Jeffrey Lee Pierce, Iggy Pop, Darby Crash. A quali di esse ti sentivi più vicino come cantante e performer?
Io ti ho sempre trovato molto drammatico per le tue urla straziate, quasi volessi esasperare le caratteristiche di quegli artisti . Ad esempio come J.L.Pierce hai sempre pericolosamente giocato con le tonalità dei brani forzandole in su o in giù…o sbaglio?
Li amo tutti e sono stato molto influenzato da loro. Non so chi sia più vicino al mio modo di cantare, ogni pezzo è diverso. Mi è piaciuto avvicinarmi allo stile di Jeffrey Lee , che a sua volta si ispirò a Robert Johnson . Attualmente mi piace Oum Kolthoum ed altri cantanti del medio oriente.
Tornando indietro i miei favoriti sono Eric Burdon e Van Morrison, insieme ad ‘ottimi’ singers come Frank Sinatra e Jim Morrison. Sto tentando di prendere qualcosa del loro feeling e di farlo mio.




Penso che i Chrome Cranks abbiano lasciato un marchio indelebile nella scena punk newyorkese ed americana degli anni ’90 e ne siano state una delle espressioni più alte . Fino a che punto vi identificavate nell’estetica punk ed a quali bands vi sentivate più vicini ed affini?
Certamente! Fu il primo tipo di musica che mi disse qualcosa e a cui ancora oggi mi collego. Penso di parlare anche per il resto della band quando dico che era veramente ciò che volevamo suonare per prima.
Per me cominciò nei tardi ’70 con Elvis Costello e naturalmente Sex Pistols, Clash, Ramones, Jam, Devo e tutto il resto. Ma ero ancora troppo giovane per andare nei clubs. Così non fu quando iniziò l’hardcore di cui feci parte. Ero lì quando esso mosse i primi passi ed iniziai a muovermi grazie a bands come Black Flag, Minor Threat, DOA, Husker Du, ma specialmente Bad Brains.
Furono le più grandi live-bands che abbia mai visto, nessuno escluso. Erano dei veri dei.




Ho letto che nella tua formazione musicale è stato importante anche certo jazz contemporaneo come Coltrane e l’Art Ensemble Of Chicago, oltre Pere Ubu, Television etc…
Me ne puoi parlare Peter?
Più ascolti musica e più ti accorgi che ciò che è buono è la solita merda. Si spera che continuando ad ascoltare e scoprire altra musica tu non ritrovi lo stesso sentiero che ti porta sempre dal punto a al punto b e così via.
Cerchi qualcosa di nuovo che è ciò che il jazz mi ha dato ed in special modo Coltrane e l’A.E.C. .
La musica dei Pere Ubu e dei Television è stata influenzata molto dal jazz d’avanguardia sempre pieno di sorprese, ed è per questo che oggi lo ascolto più dei Ramones e dei Minor Threat, sebbene io li ami ancora oggi.




Oggi cosa sente Peter Aaron?
Una grande varietà di cose, più di quanto ascoltassi con i Chrome Cranks. Principalmente jazz ( di tutti i tipi meno lo ‘smooth’) e naturalmente blues, sempre più profondo. Anche molte sperimentazioni, molto folk etnico, world-music che è come il blues di altri paesi, ed è strano come un ragazzo dei sobborghi urbani ascolti questo materiale.
L’aver scoperto la serie di cd ‘The Secret Museum of Mankind (Yazoo Records) é stata un’altra cosa che mi ha cambiato la vita.





I Chrome Cranks il meglio l’hanno dato a mio parere dal vivo con i loro shows debordanti e devastanti.
Ho avuto modo di vedervi live in Italia nel 1998. E LIVE IN EXILE lo dimostra in modo lampante. La stampa e la critica internazionale di quegli anni si sono mai espresse in tal senso?
Grazie. Sono ragionevolmente contento del materiale di studio ma credo che effettivamente eravamo soprattutto una ‘live’ band. In sei anni di tournées penso che siano sono quattro o cinque concerti onestamente non andati bene. Ho sempre dato il meglio di me anche se suonavo per otto, nove persone, cosa che è accaduta. Abbiamo avuto ottime recensioni dei nostri concerti.
Non ho visto molte recensioni in più di Live In Exile se paragonate a quelle dei altri nostri albums, ma sembravano essere positive.




I primi due albums dei Chrome Cranks, quello omonimo e Dead Cool (con brani come Desperate Friend) riuscivano a riprodurre la vostra energia molto da vicino. La produzione di Love In Exile invece è molto diversa e molto statica.
Da cosa dipese questo scarto?
La produzione di Love In Exile è molto più distante e fredda principalmente perché registrammo su digitale ed avremmo voluto più brani su cui lavorare.
Comunque è okay ma nessuno di noi è contento di come suona ora.
L’avremmo voluta fare in analogico ma stavamo sperimentando e tentando cose nuove. Vivi ed impara.




Possiamo dire che i Chrome Cranks furono una creazione di P.Aaron e William G. Weber?
Assolutamente. Io scrivevo i pezzi ed ero il ‘concettuale’ ma non avrei fatto niente senza William. Lui è un vero musicista, ha studiato in scuole musicali attuali come il Berklee College of Music ed era il boss perfetto per comunicare idee a musicisti come Jerry e Bob Bert.
E’ anche un grande tecnico/produttore ed ingegnere del suono.





Cosa portarono Jerry Teel e Bob Bert delle bands da cui provenivano (Honeymoon Killers, Sonic Youth, Pussy Galore) nei Chrome Cranks ?
E’ una domanda a cui Jerry e Bob potrebbero rispondere meglio di me ma penso che stiano suonando come hanno sempre voluto e come facevano anche con i Chrome Cranks.
Naturalmente William ed io amiamo le bands in cui loro hanno suonato e che ci hanno influenzato.





Sei rimasto in rapporti con loro e cosa pensi della band che Jerry Teel formò dopo lo scioglimento dei Cranks nel ’98, The Knoxville Girls? Conosci i loro dischi?
Quando erano insieme non ho ascoltato né visto Knoxville Girls perché quando i C.C. si sciolsero ci furono delle beghe e Jerry e Bob dissero cose cattive su di me.
Ma siamo ancora amici ed io ne sono felice. Ho un disco delle Knoxville Girls dal vivo che Bob mi spedì e che mi piace.
E’ un po’ troppo lineare per i miei gusti ma mi piace.




Che ne pensi dell’attuale panorama musicale americano?
C’è un grande ritorno alle radici negli ultimi anni …!
Sì, c’é. Penso sia una buona cosa. Una cosa salutare per le bands a patto non rimangano attaccate ad un ‘retro’ che non ti fa acquisire nulla.




C’è anche una remota possibilità che possano riformarsi i Chrome Cranks ?
C’è una remota possibilità sinché siamo vivi. Ma quando ci penso credo sia una stupidità perché io non sono la stessa persona di quando ero nel gruppo e quel modo di suonare non mi dà ora più niente.
Rispetto Iggy Pop che a 60 anni salta senza la t-shirt tutt’intorno ma per me suonare è più un fatto cerebrale che di palle. Ora siamo tutti più vecchi. Ci preoccupiamo di più del denaro e di problemi vari.. Non sono sicuro di come potrebbe andare.
Ma non so anche se mi serve tornare indietro con la mia vita.




Grazie per le tue risposte Peter ed auguri per il tuo futuro!
Te ne sono grato. Grazie a te !


(intervista realizzata il 16/06/07)

http://www.grunnenrocks.nl/bands/c/chromecr.htm
http://www.myspace.com/chromecranks
www.atavistic.com/artist.cfm?action=2&ThisArtist=65&itemid=386

PASQUALE BOFFOLI

martedì, luglio 17, 2007

Collaborations / Live / Esteri: JETHRO TULL at Civitella del Tronto (Te) - 1° Luglio 2007, by Francesco Tunzi.

Ian Anderson ormai é una leggenda vivente: lasciateci parlare di lui (noi estimatori dei Jethro Tull di vecchissima data!) in questi termini oggi che a 60 anni é ancora vivo e vegeto ed in splendida forma artistica e non, come spessissimo accade nel rock, quando sarà trapassato a miglior vita.
Ian negli ultimi anni é sempre più di casa in Italia, questa volta é venuto con la nuova line-up dei Jethro Tull: di questo e dell'unico concerto tenuto nella nostra penisola il 1° Luglio ci racconta un fan incallito, nonché grande conoscitore della materia rock, Francesco Tunzi, 'inviato speciale' per l'occasione di www.musicbx.blogspot.com, nonché autore delle foto a corredo dell'articolo. (P.B.)

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L'occasione era allettante e da non mancare: quella di assistere a un concerto dei Jethro Tull all'interno di un castello, la splendida fortezza di Civitella del Tronto, suggestivo centro sulle colline in provincia di Teramo. Al loro ultimo tour mondiale, il mitico gruppo si presenta al pubblico italiano in ottima forma regalando un concerto inappuntabile e senza sbavature.
Alle 21.45 salgono sul palco i musicisti a partire dall'inossidabile Martin Barre alla chitarra, Doan Perry alla batteria, David Godier al basso, John O'Hara (piacevole sorpresa) alle tastiere e alla fisarmonica, e per ultimo, accolto da un grande entusiasmo Ian Anderson.
Il concerto si apre con il classico blues Someday the sun won' t shine for you ** seguito da Living in the past , Jack in the green, The donkey and the drum quindi Thick as a brick eseguita in maniera splendida.
Nonostante i suoi sessant'anni e una voce che negli acuti non è ovviamente più la stessa, Ian Anderson continua a tenere la scena con la solita ironica spavalderia e a conservare un carisma davvero unico suscitando ancora grandi emozioni come nell'esecuzione del madrigale Pastime with good company o come nei brani Mother goose , My God e l'immancabile Bourée.
Il concerto è splendido complici un suono corposo, la grande sintonia tra i musicisti e Ian Anderson che col suo flauto e le sue movenze incanta i 2500 presenti nella piazza d'armi. Si prosegue con Steal , Farmer on freeway per giungere a uno dei punti più alti della serata, ovvero i meravigliosi otto minuti di Aqualung con l'intro che accenna Starway to heaven dei Led Zeppelin.
Ian Anderson insieme al suo fido Martin Barre, anch'egli in buona forma, ne offre una versione da brividi scatenando l'entusiasmo degli spettatori. Non è finita. Ian "spiazza" il suo pubblico divertendo e divertendosi con un omaggio a Emerson Lake & Palmer e una versione di America da West side story.
Il concerto si chiude in bellezza con una emozionante Budapest e l'immancabile bis rappresentato dalla classica Locomotive breath degna chiusura di un concerto da ricordare.

http://www.j-tull.com/
http://www.itullians.com/

FRANCESCO TUNZI

** (per inciso nel repertorio dei Flowers)

lunedì, luglio 16, 2007

Recensioni / Italiani : IL TEATRO DEGLI ORRORI : Dell'impero delle tenebre ( La Tempesta Rec./ Venus Dischi - 2007) by Pasquale Boffoli


Devo confessare che la cosa che più mi ha colpito e spiazzato ai primissimi ascolti di DELL'IMPERO DELLE TENEBRE, disco d'esordio dei nostrani Il TEATRO DEGLI ORRORI é stato l'uso 'luciferino' della lingua italiana del lead-singer Pier Paolo Capovilla calato nel contesto noise ed acido dei brani in un certo senso prevedibile, sapendo che vi militivano Capovilla e Giulio Ragno Favero (basso e produttore tra i più ricercati nel panorama rock italiano), due membri degli One Dimensional Man, strepitoso ed influente act noise-blues all'opera dalla metà dei '90 che ho avuto anche la fortuna di ammirare 'live' dalle mie parti in quegli anni.
A completare la line-up di questo nuovo supergruppo il chitarrista Gionata Mirai (Super Elastic Bubble Plastic) ed il batterista Francesco Valente.
Ribadendo l'eccezionale muro di suono creato dalla neo-band in brani come Carrarmatorock, L'impero delle tenebre, Vita mia, Il turbamento della gelosia soprattutto grazie all'impatto travolgente delle chitarre di Mirai e Favero, l'elemento più rimarchevole e sperimentale di Dell'Impero Delle Tenebre é proprio la rinuncia all'inglese (privilegiato dagli O.D.M.), lingua ideale per il tipo di sonorità adottate ed il tentativo di sposarle ad una espressività italiana quasi cantautorale.
Essa tocca con cinica amarezza e totale disincanto temi come la perdità d'identità ed il senso d'inutilità del vivere (L'impero delle tenebre), ma anche una strenua ricerca di speranza (Vita Mia), l'ipocrisia delle guerre (Carrarmatorock), il suicidio (La canzone di Tom), ma i toni si fanno anche elegiaci e teneri in Lezione di musica e Compagna Teresa, con qualche ingenuità disseminata qua e là.
Capovilla quindi riesce ad essere duttile ma in generale nel disco il suo 'mood' vocale é sulfureo e distaccato, ricordando (come giustamente sottolineano le info riguardanti la band) a più riprese i cinici toni declamatori di un Carmelo Bene.
Individuerei l'apice creativo del disco nella finale epica Maria Maddalena, tutta giocata su controversi temi religiosi, dove fondamentale appaiono i contributi del violino di Nicola Manzan e del violoncello di Angelo Maria Santisi per la drammatizzazione di 8 minuti che da soli conferiscono una infinita dignità ad un'opera decisamente 'unica', nel bene e nel male, nell'attuale contesto indie italiano.

www.ilteatrodegliorrori.com
www.myspace.com/ilteatrodegliorrori
www.venusdischi.com
http://www.treallegriragazzimorti.it/tempesta.html
http://www.redpromopress.com/
www.fleisch-agency.com

PASQUALE BOFFOLI

giovedì, luglio 12, 2007

Recensioni / Italiani : LA COLLINA, regia di Pino Cacace : Teatro e blues 'live' by The Flowers 2.000, Fasano, 2 Luglio 2007 - by Pasquale Boffoli



Il regista de 'La Collina' Pino Cacace

nella foto a destra The Flowers 2.000




Devo dire che si é trattata proprio di una nuova, inedita ed emozionante esperienza, almeno per il sottoscritto, quella di suonare durante una rappresentazione teatrale !
Infatti Ciro Neglia, il batterista (e chitarrista) dei Flowers, aveva già collaborato con il regista Pino Cacace quando militava nella Via Del Blues alla messa in scena di Beat Generation, su testi di Ginsberg, Corso, Osborne...uno spettacolo che molto probabilmente Cacace riprenderà con i Flowers questo autunno in una nuova veste musicale! E che, stando alle ultime notizie, dovrebbe avere una 'prima' all'inizio di Agosto 2007.
Le caratteristiche salienti dello spettacolo LA COLLINA, andato in scena il 2 luglio al cine-teatro Mastroianni di Fasano (Br) tratto da testi Edgar Lee Masters sono state già esposte in un mio pezzo pubblicato in questo magazine il 27 Giugno.
In questa sede mi preme sottolineare come la verifica della fusione musica dal vivo - teatro sia andata alla grande, cartina al tornasole della bontà dell'intuizione originaria di Pino Cacace.
Il regista tra l'altro ha individuato la location dei Flowers nella galleria del teatro: il pubblico quindi non li ha visti ma é stato avvolto dalla musica con una sorta di effetto onirico; cosa che ha sorpreso e coinvolto piacevolmente i presenti!
Le confessioni delle anime inquiete di Masters sepolte sulla Collina, scabrose, dure ma anche elegiache e nostalgiche, uno spaccato 'forte'/archetipo della provincia americana d'inizio XX° secolo sono state introdotte e sigillate con sobria efficacia dai rock-blues trascinanti dei Flowers, diretti con piglio deciso dal regista Pino Cacace, duranti i quali i giovani attori, tutti debuttanti, si congiungevano o disperdevano con plastiche movenze all'interno della scarna ed inquietante scenografia allestita da Valeria Pinto.
Tra i brani migliori eseguiti dai Flowers una 'sporca' Hoochie Coochie Man (M.Waters), la fatidica Little Red Rooster (W.Dixon) in versione Stones, il classico Stormy Monday Blues (T.Bone Walker) e tra quelli della controcultura targata sixties, la 'politica' For What It's Worth dei B.Springfield, la ribelle Highway Chile del grande Hendrix e la countreggiante Mr.Spaceman dei favolosi Byrds.
La resa totale comunque poteva essere superiore poiché ci sono stati dei problemi tecnici, fonici in particolare che hanno creato non pochi problemi di comunicazione tra il chitarrista Ninni Pirris, il bassista Roberto Andreini ed il lead-singer/armonicista, ovvero chi scrive.
Problemi che vanno assolutamente risolti in una prossima occasione perché di fondamentale importanza per la resa artistica dei musicisti coinvolti.

www.theflowers.it

PASQUALE BOFFOLI

Inserzioni: Tre Giorni Tre - Il Punk nella provincia reggiana by Punkadeka

Ricevo da Fulvio 'Devil' Pinto, coordinatore della manifestazione e pubblico :



Tre Giorni Tre - Il Punk nella provincia Reggiana

PUNKADEKA.IT presenta...

Tre Giorni Tre di Delirio itinerante nella provincia Reggiana a ritmo di PUNK/Oi!/HC





19 Luglio 2007
Praticello di Gattatico (RE) @ Parco della Polivalente (Free Entry)

BLOODY RIOT (Legend HC)
+ RAW POWER (Legend HC)
+ BECAUSE THE BEAN (HC)


20 Luglio 2007
Campegine (RE) @ Area Festa Unita' (Free Entry)

REAZIONE (Oi! Street Punk)
+ LINEA (Combat Rock)


21 Luglio 2007
Reggiolo (RE) @ Parco Salici (10 Euro)

PUNK FESTIVAL Burdel Zottesta
PORNORIVISTE (Punk)
+ FFD (Punkrock)
+ DULL (Punkrock)

+ molte altre band della zona

NB: Con i ricavi del biglietto di ingresso i Ragazzi di Reggiolo costruiranno una sala prova per dare la possibilita' alle giovani band della zona di avere uno spazio free dove provare.

Ora ORGANIZZATEVI!!!
PUNKADEKA.IT Vi Aspetta, dove volete, quando e con chi volete...le tre aree sono distanti tra loro solo pochi kilometri, chi vorra' fare tutti e tre i giorni itineranti trovera' sicuramente da campeggiare.

IMPORTANTE NOTA Culturale:
Per chi è interessato, potra' visitare la Casa Museo dei 7 Fratelli Cervi che è situata tra Campegine e Praticello di Gattatico, a pochissimi metri di distanza,
inoltre a Campegine è visitabile la Tomba dei 7 Fratelli Cervi.

www.punkadeka.it
www.myspace.com/devildrummers

Recensioni / Esteri : FUNCTION : The Secret Miracle Fountain (Locust Music / 5ive Roses - 2007) by Pasquale Boffoli


Se nel caso degli americani Six Twilights possiamo parlare tranquillamente di folk-tronica i Function (per certi versi a loro affini), progetto musicale/esistenziale dell’australiano Matt Nicholson, artista errante per antonomasia, alla luce di questo più che apprezzabile debutto, The Secret Miracle Fountain, ci suggeriscono piuttosto il concetto di etno-tronica.
Realizzato in un periodo di 3 anni e mezzo, in più di 10 locations disseminate sul pianeta (Sinai, Egitto, New York, Kyoto, Venezia, Melbourne…) da Nicholson con tre dozzine di amici/musicisti tra i quali anche Lakshmi Shankar e Subash Chandran, maestri indiani di voce e percussioni, questo disco si configura come un lungo mirabile affresco sonoro dalle mille sfaccettature.
In episodi come New Music For Bowed Animals, Prayer In Tonal Forest, Thunder’s Freshwater Tears prevale una matura tendenza ambient/elettronica di cui Nicholson è principale fautore.
Una pacata vena compositiva a tinte folk produce pregevoli brani come Beloved, Lost To Begin With, The Red Hook Overview, The Wind Itself, Sinai (Freedom Doesn’t Care What I Do), Electric Outcome: essa si traduce altresì in fascinosi e mistici riti corali ed intriganti sussulti indie!
Le tinte pastello elegiache di Electric Outcome richiamano sobriamente le atmosfere di Pet Sounds.
Unshaken (positively implacabile), The Broken Shaman, Tiger Club Samurai, Hanalei (alone with the real magic dragon) galleggiano invece, con l’indolenza di un mantra, in un inequivocabile brodo etnico: movenze indianeggianti, orientaleggianti, nipponiche ed australi.
Un progetto quindi quello dei Function ambizioso ed ad ampissimo respiro, che pare voglia abbracciare e tradurre in suoni una globalità di stati d’animo e vibrazioni percepiti in giro per il mondo.
Tra suoni naturali acquatici, il crepitare di un fuoco, grida e monosillabi di bimbi, electronic manipulations, tromboni, bowed banjo, violini, strumenti etnici come bansuri flute, tanpura, harmonium, chitarre acustiche e tante voci The Secret Miracle Fountain (uscito per la Locust Music di Chicago per la prima volta nel 2006) è un oggetto sonoro cosmopolita di rara bellezza e che attende discretamente di essere scoperto da voi; i Function saranno in tour in Europa tra agosto e settembre 2007 e toccheranno anche l’Italia: magari lo trovate ad un loro show.

www.locustmusic.com
www.functionensemble.com
http://www.five-roses.net/
http://www.myspace.com/5iveroses

PASQUALE BOFFOLI

martedì, luglio 10, 2007

Cinema UNDERGROUND (il meglio del cinema in dvd) n°.8 by Antonio Petrucci


Titolo: Kill Bill - Volume 1 e 2
America 2002 - Colore, 111-131 minuti
Regia: Quentin Tarantino
Genere: Avventura
DVD edizione: Buena Vista Home Entertainment


Sicuramente una delle pellicole più apprezzate di Tarantino che si sviluppa in due volumi distinti; il regista che notoriamente ama i film di genere italiani degli anni 60 e 70, come anche quelli orientali provenienti da Hong Kong è riuscito più che nelle altre sue pellicole, ad offrirci una summa del cinema da lui più apprezzato.
Ne risulta un film adrenalinico e spettacolare pieno di citazioni e belle trovate di grande impatto, che ci conferma come Tarantino sia uno dei pochi registi che riesca a guardare al passato anche con una buona dose di ironia per farci semplicemente sognare e divertire.
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=SxzQ-UhoCNQ
(Antonio Petrucci)





Titolo: Ferro3 - la casa vuota
Corea del Sud 2004 - Colore, 90 minuti
Regia: Kim Ki-duk
Genere: Drammatico
DVD edizione: Dolmen


Il regista coreano già famoso per film decisamente più forti per tematiche e contenuti, in questo splendido film ci mostra il suo lato più poetico, raccontandoci la storia di un ragazzo che gira per la città occupando temporaneamente le abitazioni lasciate vuote dai proprietari. Un giorno entra in un appartamento che credeva vuoto, ed incontra una giovane donna maltrattata dal marito che colpita dal giovane decide di seguirlo nel suo viaggio senza meta ed ovviamente le cose si complicheranno.
La cosa straordinaria di questo film é la quasi totale assenza di dialoghi, l'originalità del soggetto e il suo svolgimento; Kim Ki-duk dimostra in questo film una grande padronanza ed originalità narrativa come anche una sensibilità poetica che nei primi film non era ancora stata espressa con questa intensità.
Un grande film da vedere più volte per coglierne le innumerevoli sfumature e che magicamente trae la sua forza dal silenzio.
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=I5soH8uPe_U
(Antonio Petrucci)




Titolo: Rashomon
Giappone 1950 - B/N, 84 minuti
Regia: Akira Kurosawa
Genere: Drammatico
DVD edizione: Dolmen


Considerato uno dei migliori film di Kurosawa, vincitore del LEONE D'ORO alla mostra del cinema di Venezia nel 1951, ci descrive i racconti dei testimoni di un fatto di sangue, che descrivono la loro versione dell'accaduto che però risultano totalmente differenti e discordanti.
Su queste basi si snoda il film che mette in evidenza i limiti dell'essere umano, e la sua difficoltà ad essere sincero pur di salvaguardare la propria immagine, oltre ad essere un film formalmente e tecnicamente perfetto Kurosawa ci offre uno spaccato di umanità e ci mette senza sotterfugi dinanzi alle umane debolezze: forse vuole dirci che nel mondo la verità non esiste?
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=SKbNfo20wzk
(Antonio Petrucci)

lunedì, luglio 09, 2007

Let's talk about...jazz! I migliori dischi del 2006, by Enzo Frappampina

Non si vive solo di rock e dintorni! Questa semplice e ricorrente constatazione mentale ci ha incoraggiato ad inaugurare una rubrica sul jazz, di cui si occuperà sin da questo primo intervento l'amico bassista Enzo Frappampina e chiunque fosse interessato.
Il jazz ha avuto da sempre ed ha ancora oggi, per ammissione stessa di tanti artisti tra loro eterogenei, un prezioso ruolo anche nell'evoluzione di altri generi tra cui il rock stesso, dando luogo spesso a commistioni oblique ed ad intriganti svolte estetiche.
Iniziamo con una semplice classifica riguardante il 2006 anche se siamo a 2007 inoltrato. (P.B.)

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I migliori dischi jazz del 2006 secondo i critici di Jazz Magazine e Musica Jazz.





1. Pat Metheny e Brad Meldhau : “Metheny Meldhau (Nonesuch, WEA);

2. Paul Motian Band : “Garden of Eden” ( ECM/ Ducale);

3. Pharoah Sanders : “Anthology You’ve got to have freedom” (Universal);

4. Keith Jarrett : “The Carnegie Hall Concert “ (ECM/ Ducale);

5. Donald Fagen : “Morph the Cat” ( Reprise Records/WEA);

6. Roy Hargrove : “Nothing Serious” (Verve /Universal);

7. Paolo Fresu / Uri Caine : “Things” (Blue Note/ EMI);





8. Flavio Boltro / Fabrizio Bosso: “Bosso-Boltro Quintet” (Sound Hill/ IRD);

9. Nicola Andrioli : “Alba” (Dodici Lune);

10. Stefano Bollani : “I visionari” (Label Blue /IRD).

11. Ornette Coleman : “Sound Grammar” (Grammar Sound/ IRD).

12. Randy e Michael Brecker: “Some Shunk Funk” (BHM/ Egea)…







venerdì, luglio 06, 2007

Recensioni / Esteri / SIX TWILIGHTS: Six Twilights (cd+dvd / Own Records / Wide Rec.- 2007) by Pasquale Boffoli


Se cercate un disco che vi faccia realmente rilassare ed entrare in una dimensione quasi contemplativa, alla larga dallo stress quotidiano che tutti ci attanaglia ormai inesorabilmente non potete non cercare questo debutto omonimo dei Six Twilights, il nuovo progetto sonoro e visivo di Aaron Gerber, già titolare dei A Weather, originari di Portland.
Le ammirabili intenzioni di Gerber sono già chiare dall'iniziale Still Talk, indolente ballata in cui la sua voce pare quella di un Syd Barrett del nuovo millennio. Stessi toni sperduti, stessa vaghezza atemporale espressiva!
Il tema di Still Talk é poi ripreso da Gerber e la sua chitarra con ugual rarefatta intensità alla fine del disco in versione acustica.
In mezzo 8 brani che alternano unplugged (I can't even begin to tell you, una folk-ballad Donovan-style e Tonight i'm letting you drive) ed elettronica o li fondono mirabilmente (How you get to see the light move all day), nei quali alla voce di Gerber si aggiungono quelle sussurrate e tenui di Liz Isenberg e Zoe Wright; voci che si rincorrono, si sovrappongono, dialogano in concentrata intimità nel contesto di un minimalismo armonico elettronico e tastieristico (piano e organo) di stampo ambient, creando una magnetica ipnosi mantrica.
Questo é quanto succede nella metafisica Scarf-Bed, e nelle oniriche Oak Trees Like Stray Hairs, The Way You Smile, Full With Snow, Enclosed Piece Of Sky: un ethereal open space, sperimentale ed affascinante dal quale é facile essere risucchiati.
Il dvd accluso nel packaging é l'ideale visualizzazione della musica dei Six Twilights: una telecamera fissa colleziona una lunga serie di casuali immagini quotidiane urbane e naturali : l'uomo ne é bandito e tutte trasmettono una sorta di nostalgico abbandono, un senso vitale ieratico ed abitudinario.
Un progetto decisamente coraggioso e proiettato in prospettive inedite.

www.ownrecords.com
http://www.widerecords.com/
http://www.myspace.com/sixtwilights

PASQUALE BOFFOLI

giovedì, luglio 05, 2007

Recensioni /Italiani : SERIAL KILLER : Siamo Seri (NoMusic Records / 2007) by Pasquale Boffoli


I Serial Killer, sulla scena pugliese ormai da diversi anni, sono sempre stati una band atipica nel panorama barese e dintorni.
Proprio per questo probabilmente sono riusciti a farsi apprezzare anche a livello nazionale.
Loro dicono di eseguire della 'no music': nella fattispecie hanno fatto della contaminazione di generi la loro maggiore attrattiva raggiungendo un sound abbastanza autoctono ed inconfondibile.
Jazz (o no-jazz), suggestioni ritmiche sudamericane, accenti esotici, un 'languido' immaginario notturno, un costante blues trasversale, riferimenti a certa canzone d'autore italiana non ortodossa (Vinicio Capossela in primis!): queste le componenti principali di una band guidata da sempre dal cantante, chitarrista e compositore Pio Schena.
Siamo Seri é il loro nuovo lavoro appena uscito, nel quale ritroviamo esaltato tutto quanto sopra detto: a cominciare dalla seducenti ballate It's Not The End, Street Walker Revisited, Ultimo Cha Cha composte da Schena, caratterizzate dalla sua voce indolente e nostalgica , che incrocia con fascinosa noncuranza italiano ed inglese e che in alcuni risvolti ricorda curiosamente il De Gregori nazionale.
Notte, abbandono, amori in bilico, passioni indolenti traspaiono dalle sobrie liriche di questi brani.
E la notte come luogo ideale spazio-temporale é fonte ispiratrice di Marocco Night, Bari Nocturne, Passi Nella Notte, Bari Nocturne Reprise, Crack Argentino episodi nei quali hanno splendido modo di mettersi in evidenza gli ottimi strumentisti che militano nei Serial Killer: A.Genchi ai saxes e computer instruments, G.Gari ai keyboards, D.Penta all'acoustic bass, A.Di Lorenzo alle percussioni e F.Orsini (programming e computer instruments).
Lapalissiani in Bari Nocturne e nella lunga B.N.Reprise che chiude brillantemente Siamo Seri i riferimenti alle atmosfere No Wave newyorkesi fine anni '70 di gruppi come Lounge Lizards e DNA, e a musicisti come il sassofonista John Lurie ed il chitarrista Arto Lindsay: ascoltate come A.Genchi articola e sviluppa flessuosamente i riffs e come P.Schena gratta la chitarra 'disturbando' il climax.
I 10 minuti di Bari Nocturne Reprise, carichi di un mood cinematografico decisamente 'noir' sono davvero emblematici in tal senso ed ottimizzano la visione strumentale dei S.Killer, alternando momenti di jazz classico a preziose rarefazioni di sapore contemporaneo: fondamentale il puntillismo pianistico di G.Gari e l'archetto chiaroscurale di D.Penta.
Il jazzismo dei S.Killer non é mai ortodosso : anche quando sembrano imboccare questa strada sfociano inevitabilmente in un obliquo decostruttivismo e in inquietante minimalismo che non lasciano dubbi sulla loro eclettica visione musicale.

www.serialkillermusic.com

PASQUALE BOFFOLI

  • COLLABORATORI (o vi hanno scritto) www.musicbx.blogspot.com : Antonio Petrucci, Slania DePau, Gianni Sanna, Nico, Francesco Tunzi, Giandomenico Mattiussi, Ninni Portoghese, Nino Antonazzo, Antonio Vergari, Enzo Frappampina, Mirko Guevara, Marcello Rizza, Franco De Lauro, Michele Ballerini, Tony 'Face'...and, last but not least: un immenso grazie a mio fratello Ciro per coadiuvarmi nelle traduzioni in inglese e dall'inglese ( soprattutto le interviews ) !!!

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Informazioni personali

Pasquale Boffoli
Giornalista free-lance. Collabora on-line a Freakoutonline, Popartx, Punkadeka, Musicletter, Mistylane, Bluesguitar, CoolClub, ai cartacei CoolClub e Freakout e saltuariamente ai cartacei nazionali. In quanto membro dello staff di www.punkadeka.it Pasquale Boffoli fa parte del CDG srl (centro documentazione giornalistica); è inserito nell'Albo Agenda del Giornalista e nella Guida nella musica Italiana... Cantante, armonicista, percussionista della band barese THE FLOWERS.
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